Italiano (Italian) Español (Spanish) English Français (French)

News

 

Spiritualità - Alejandro Volkoff

Radici spirituali di  una cultura nonviolenta

Alejandro Volkoff

 

Dove troveremo l'ispirazione per costruire una civiltà nonviolenta? Perchè di questo si tratta, di trovare l'ispirazione che ci permetta di vedere più in là dei nostri occhi umani.

Secondo lo “Studio della Storia” di Arnold Toynbee, fino al momento attuale, in questo pianeta è esistito un totale di 21 civiltà, delle quali solo poche potrebbero essere ancora considerate sopravvissute come tali. Tutte queste civiltà hanno seguito un paradigma simile di sviluppo nel tempo che possiamo riassumere in 4 tappe: genesì, crescita, collasso e disintegrazione. La genesi di ogni società ebbe come scintilla alcuni input che funzionarono da stimolo e a seconda della risposta che diedero i popoli, questi costituirono  una civilizzazione crescente o piuttosto sparirono o furono assorbiti da altre società. La risposta a questi input, quando fu adeguata, rappresentò un salto rispetto a ciò che si aveva precedentemente e questo salto non fu mai accompagnato da una forma violenta.

La caratteristica della fase della crescita di ogni civiltà è stato quello nel quale un gruppo di persone pilotarono un processo che fu poi seguito dalle popolazioni. Sebbene in altre tappe del processo la violenza può essere stata generalizzata, nella tappa della crescita della civiltà la violenza, anche senza sparire completamente, non fu il mezzo d'azione principale. Non si perseguitarono altre culture diverse da quella centrale, nè si obbligarono le persone ad accettare la conduzione di pochi, piuttosto le popolazioni seguirono volontariamente la rotta tracciata dai precursori.

Ogni civiltà, a suo modo, operò un miglioramento della qualità della vita rispetto al precedente, un nuovo gradino nel superamento del dolore e della sofferenza. Nel momento del massimo apogeo la nuova civiltà agì integrando le culture preesistenti in una sintesi maggiore, prendendo gli elementi evolutivi che era possibile riscattare dall'epoca anteriore. In poche parole, la civiltà crebbe e prosperò poichè i suoi membri decisero di continuare senza coattività per questo cammino intrapreso.

Cos'è che fece sì che certe “élites” (per dare loro un nome) furono capaci di dare una risposta nuova, che superava la situazione precedente e gli spunti che li obbligava ad attuare? Senza dubbi furono momenti d'ispirazione, non solo negli individui che pilotarono il processo ma anche nell'insieme del popolo che fu capace di riconoscere in questa guida un buon cammino che meritava di essere appoggiato.

Quali sono le caratteristiche di una cultura nonviolenta? Possiamo considerare che una cultura è nonviolenta quando il rispetto verso tutte le persone, la libertà religiosa e di credenze, la comprensione che il benessere di ognuno dipende dal benessere di tutti, il lavoro d'insieme e il miglioramento sociale, si trovano al centro di questa cultura, potremmo quasi affermare che si possa così definire. Così troviamo nel Gianismo, nelle origini del Buddismo, nella dottrina di Gandhi e nella lotta di Martin Luther King questi elementi e grazie ad essi possiamo identificarle come culture o dottrine nonviolente, molto più in là delle diversità  delle loro epoche, dei distinti luoghi, circostanza storiche, obiettivi e trasfondi religiosi. Possiamo sintetizzare dicendo che una cultura nonviolenta è una cultura che riscatta e ubica l'essere umano come valore centrale, senza porre nulla al di sopra di esso e nessun essere umano sotto un altro.

Troviamo alcuni di questi elementi anche che nel Rinascimento europeo che recupera la dimensione spirituale dell'essere umano, ben lontana dalla dimensione religiosa fino a quel momento preponderante. Il Rinascimento riscopre negli antichi greci la grandiosità dell'essere umano, come individuo e come specie, e questa scoperta è possibile grazie al fatto che la cultura dell'antica Grecia sia sopravvissuta in oriente, nella civiltà bizantina e da lì potè tornare nuovamente nell'occidente europeo.

Una cultura nonviolenta, inquadrata in un contesto violento, avrà grandi difficoltà a costituirsi come una civiltà indipendente e questo è ciò che successe al Rinascimento la cui influenza arriva fino ai nostri giorni ma che però non fu capace di convertire il segnale violento di questa cultura occidentale che oggi pretende di erigersi a cultura planetaria.

Il progetto monopolista della civiltà occidentale, che sia arrivata o meno a costituirsi come impero mondiale, fallirà e si disintegrerà come hanno fatto le precedenti civiltà, perchè l'essere umano incontrerà nuove risposte alle sfide che si presenteranno.

Crediamo che sia arrivato il momento di profilare questa nuova civiltà, e questo è il tema di questo simposio. Questa nuova civiltà sarà la prima con carattere planetario e all'insegna necessariamente della nonviolenza per costituirsi come “nuova”. Quindi, che elementi riscatterà dalle culture che la precedono? Senza dubbio elementi umanisti che possiamo trovare in tutte le culture e che abbiamo “trascinato” nella storia.

Tornando al principio come farà l'essere umano a trovare l'ispirazione necessaria che gli permette di costruire una società planetaria nonviolenta? Da dove sorgeranno queste nuove risposte di fronte gli stimoli attuali? Quali sono le radici di cui di nutrirà questa nuova civiltà nonviolenta?

Iniziamo da noi stessi, gli individui. Come posso orientarmi verso una cultura nonviolenta? Da dove posso estrarre la forza che mi permetterà di convertire la direzione della mia vita in senso nonviolento, in senso umanizzante? Da quali credenze religiose che erano già instaurate quando io venni al mondo? Dalle ideologie materialiste, che negano tutto quello che non è percettibile dai sensi esterni? Dalla scienza positiva, che rifiuta di osservare quei fenomeni per i quali non ha spiegazioni? Dalla psicologia o dalla sociologia che collocano il motore della mia esistenza in un subconscio che non controllo o in una società nella quale posso a malapena influire?

Senza dubbio da tutto questo posso estrarre elementi che mi saranno utili nella costruzione di me stesso. Ma il pilastro centrale su cui poggia la mia costruzione deve essere un altro, devo cercarlo e trovarlo in un altro modo.

Perchè iniziamo col chiederci: “Perchè devo “essere” violento? Qual è la giustificazione di questa etica? Forse me lo impone un dio lontano od una società superstrutturale, od una pulsione interna sconosciuta? Forse sarà sufficiente con il mio senso del “dover essere”? Forse arriveremo a questa conclusione in seguito ad una complessa analisi razionale? Personalmente credo che l'unica forma in cui possa andare in una direzione nonviolenta sarà cercando nel più profondo di me stesso, ricercando in me, studiandomi e comprendendomi molto più in là del quotidiamo, andando alla radice di ciò che mi costituisce come essere umano, quello transpersonale che si trova molto più in là delle mie circostanze biografiche contingenti. In questa Profondità forse trovo il meglio di me stesso e scopro che questo meglio è presente in noi, in tutti gli esseri umani,

Da questo luogo Profondo rivedrò le mie relazioni con le persone che mi circondano. Sono relazioni di competizioni, di dominio o sottomissione oppure di cooperazione? Se ho scoperto che ciò che è in me è presente anche negli altri, come posso pretendere di imporre loro la mia visione del mondo, per quanto sofisticata e evoluta essa posso sembrare? Le relazioni con gli altri dovranno essere necessariamente di parità, riconoscendo l'umano che è in tutti, riconoscendo che sono in questo mondo per contribuire alla sua umanizzazione, perchè è in questo che si radica l'essenza della coscienza umana.

Se sono arrivato fin qui non sarà esclusivamente per merito mio, ma anche perchè siamo in molti ad avere lo stesso intento di umanizzarci. Però, come possiamo fare tutto questo nell'ambito di un sistema che va in una direzione contraria, dove l'organizzazione sociale funziona affinchè poche persone si impossessino non solo della maggioranza delle risorse materiali su cui contiamo, ma anche con le intenzioni degli altri? Un'organizzazione sociale coerente con quanto detto dovrà privilegiare relazioni di cooperazione internazionali e interculturali, relazioni di comprensione che aiutino ad integrare le differenti culture e visioni esistenti non in un'unica cultura egemonica che si imponga sugli altri bensì in un mondo che riconosca la diversità culturale come un calore che è da preservare e potenziare in un mondo in cui si riconcilino gli antichi affronti mettendo avanti il futuro e non la rivendicazione di un passato che già non esiste più e che probabilmente non è mai esistito per come lo immaginiamo.

Le relazioni economiche in questa società non possono essere determinate da condizione di origine completamente diseguali, in cui per alcuni esistono tutte le opportunità e per la maggioranza non ci sono alternative; allo stesso modo non potranno essere alimentate dalla competizione in una lotta selvaggia per la sopravvivenza del più forte (o del più adatto). Tutte le persone dovranno avere le stesse opportunità e non essere vincolate da qualcosa che non hanno scelto in assoluto: le condizioni del luogo in cui gli è capitato nascere. A nessuno dovrà mancare il sostentamento di base per il suo sviluppo poichè scienza e tecnologia attuali permettono di generare risorse per molte popolazioni nel mondo. Perchè se per qualcuno ogni giorno della propria vita è una lotta per sopravvivere in una società ingiusta, come possiamo chiedergli che guardi più in là, che cerchi nella profondità della coscienza ciò che lo rende un tutt'uno con gli altri, ciò che lo umanizza?

Per poter proiettare questo nuovo mondo necessitiamo di ispirazione. L'ispirazione, non si sa bene da dove viene nè quando sorge; tutti possiamo riconoscerla nella manifestazione artistica e anche nella scienza, che nel corso della storia ha risolto situazioni che sembravano senza soluzioni grazie ad una nuova idea ad un nuovo modo di vedere il già visto mille volte. Ma possiamo riconoscerla nella vita quotidiana? Possiamo renderci conto che è grazie ad una certa ispirazione che siamo stati in grado di risolvere situazioni compromesse, di dare nuove risposte, di saltare al di sopra delle circostanze. Di cosa saremo capaci allora, se potessimo sentire l'Ispirazione che nasce dal più Profondo e Sacro che c'è nel nostro interiore, connettendoci a sua volta con ciò che è più lontano e  inafferrabile, connettendoci con l'infinito, con l'eternità e con l'Essere?

Per finire, chiedo dal profondo del cuore affinchè tutti possiamo trovare questa ispirazione che, venendo dal più Profondo, ci lancia in una nuova avventura liberatrice dal dolore e dalla sofferenza della nostra specie.

Molte grazie.